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A cosa serve dire a un pesciolino: “Sei libero, ed è tuo diritto nuotare in questa piscina, ma guarda che vi troverai tanti pesci cani”? È un po’ come dire a un nero di essere libero, che partecipare come candidato a un’elezione sia un suo diritto democratico, lasciandolo poi presentarsi in una circoscrizione in cui la maggioranza degli elettori è bianca e razzista. Ciò costituisce un problema potenziale sia per la teoria della democrazia sia per l’esercizio dei diritti democratici. In Svizzera, il problema riguarda soprattutto i candidati dai nomi e cognomi con assonanze straniere.

Lay summary

Soggetto e obiettivo

Un principio chiave della democrazia è che ogni cittadino ha il diritto di voto. Ciò gli consente non solo di partecipare a votazioni ed elezioni in quanto elettore, ma anche di candidarsi per cariche elettive. Cosa succede però se questo diritto democratico formale viene di fatto annullato, perché buona parte degli elettori si rifiuta, magari sistematicamente, di votare per candidati aventi certe caratteristiche identitarie, e questo per motivi inammissibili dal punto di vista morale (razzismo, xenofobia, sessismo, ecc.)?

L’obiettivo di questo progetto è duplice. Primo: sul piano teorico, analizzare il concetto di discriminazione nella sfera elettorale, visto che è tutto fuorché evidente che si possa parlare di “discriminazione” in tale ambito. Secondo: sul piano empirico, elaborare un metodo per misurare, nel caso della Svizzera, l’impatto di discriminazioni elettorali sulle probabilità di successo dei candidati delle minoranze. Quest’ultimi sono definiti in base alla loro (reale o supposta) origine straniera, che l’elettore svizzero può indovinare leggendo semplicemente i loro nomi e cognomi. Saranno in particolare esaminate le elezioni federali del 2015.

 

Contesto socio-scientifico

Finora, nella teoria politica contemporanea, il concetto di discriminazione è stato utilizzato in svariati ambiti (mercato del lavoro, accesso agli studi, mercato dell’alloggio, ecc.), ma non nella sfera elettorale. Si tratterà quindi di capire se è possibile utilizzare questa nozione nella teoria della democrazia. Esistono invece – in paesi come la Francia, la Germania, il Regno Unito, o gli Stati Uniti – diversi studi empirici sulle prospettive elettorali di candidati provenienti da gruppi minoritari. Un’analisi del genere non è però ancora stata effettuata in Svizzera.