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Original article (peer-reviewed)

Journal Babylonia
Volume (Issue) 2014(3)
Page(s) 58 - 62
Title of proceedings Babylonia

Abstract

L’apprendimento di almeno una lingua straniera sembra oggi dover costituire una parte ovvia del percorso scolastico. Allo stesso modo sembra ovvio il fatto che la scuola, e l’insegnamento delle lingue in particolare, debbano porre le fondamenta alla convivenza nazionale dello stato plurilingue svizzero. Il nostro studio dell’evoluzione del discorso sull’insegnamento di lingue straniere e della loro posizione nel canone scolastico, dimostra che queste due “ovvietà” non sono tuttavia da considerare come acquisite costanti storiche. La posizione e l’evoluzione delle materie linguistiche scolastiche vengono di fatto influenzate sia da dimensioni economiche che da dimensioni pedagogiche e politico-nazionali. Le nostre analisi dimostrano che perlomeno negli anni 1920 erano esclusivamente la dimensione pedagogica e quella economica a segnare la conformazione dell’insegnamento delle lingue. Partendo dal presupposto che per la grande maggioranza fosse impossibile imparare una lingua straniera, queste lingue erano insegnate solo a chi potesse usarle nella vita pratica. Solo dopo le tensioni interne dovute alla Prima Guerra Mondiale, la dimensione politico-nazionale entra a far parte del dibattito. Per sostenere l’attuale discussione sull’insegnamento delle lingue in modo più ponderato, ci sembra importante tenere presente la dimensione storica degli argomenti portati avanti.
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