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Original article (peer-reviewed)

Journal Annali di storia dell'educazione
Volume (Issue) 20
Page(s) 217 - 239
Title of proceedings Annali di storia dell'educazione

Abstract

Sin dalla nascita delle scuola pubblica nel Canton Ticino (nel 1831), quella dei libri di testo è una questione non solo didattica ma anche politica, legata ai processi di costruzione identitaria prima (nel secondo Ottocento) e di difesa dell’identità poi (nel primo Novecento). Questo vale in particolar modo per i libri di Italiano. Il contributo studia la politica di approvazione e prescrizione dei testi nel periodo 1915-1945. Con la prima generazione di libri di letture, il Ticino raggiunge un buon livello di produzioni indigene negli anni del conflitto 1915-1918, di modo che l’avvento del fascismo trova la scuola ticinese già parzialmente preparata al definitivo taglio del cordone ombelicale con la “Patria culturale” durante il periodo fascista. Negli anni più drammatici del periodo che ci interessa, questo distacco avviene nei libri di lettura della seconda generazione e persino nelle antologie per le scuole superiori, sebbene personalità di grande spessore come Francesco Chiesa e Giuseppe Zoppi riescano a evitare una chiusura totale nei confronti della migliore cultura italiana. Molti dei testi nati nel periodo della “difesa spirituale” conosceranno poi un uso ancora per diversi decenni dopo il secondo conflitto mondiale.
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