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Original article (peer-reviewed)

Journal Musica e storia
Volume (Issue) 17(2)
Page(s) 253 - 291
Title of proceedings Musica e storia

Abstract

Il ricorrere, in opere seicentesche, di prologhi che inscenano le prosopopee delle arti coinvolte nello spettacolo sfrutta un argomento tipico della riflessione cinquecentesca: il ‘paragone’, ovvero il dibattito attorno alla superiorità di un’arte sulle altre. Attraverso il metateatro, vengono affermate le premesse estetiche del nuovo genere artistico, il dramma per musica, prima dell’elaborazione settecentesca di una poetica specifica. Di fatto, a differenza di altre forme d’arte, l’opera si realizza solo se le singole componenti, anziché primeggiare, mirano a fondersi in un ‘bel composto’ – oggi diremmo in un Gesamtkunstwerk – che dovrebbe essere ben di più della semplice somma di ciascuna di loro. Un nuovo spettacolo di livello ‘multimediale’ così elevato è tanto grandioso quanto disorientante per la classificazione estetica del genere. In assenza di una vera discussione estetica, la frequenza di prologhi metateatrali sembra perciò il sintomo di un’esigenza sia di legittimazione che di progressiva consapevolezza artistica. Il contributo affronta lo studio dei prologhi su piani differenti e interconnessi, per rispondere a più domande. In primo luogo, mira a ricostruire la progressiva affermazione e circolazione del soggetto nei centri della Penisola e oltralpe. In secondo luogo, analizza i significati estetici assunti, evidenziando i punti di contatto fra la messinscena del ‘paragone’ e il mondo delle accademie, luogo di riflessione sulle arti ma anche di committenza e destinazione di composizioni sullo stesso soggetto. Infine, sonda altre funzioni assolte dai prologhi multiarti in quanto ‘paratesti’ di un evento performativo.
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